Startup Fundraising, per scoprire il tuo modello di raccolta fondi

Vuoi convincere la tua organizzazione a raccogliere fondi, ma non sai come fare?  Oppure sei un’organizzazione seria, che vuole iniziare ma non sa da dove? Ecco, allora ti presento Startup Fundraising: un percorso formativo integrato e pratico per imparare a raccogliere fondi sotto la guida di un gruppo di super fundraiser, con lunga esperienza “sul campo” e la voglia di aiutarti a capire e creare il tuo miglior modello di fundraising, 

Ci sarò anche io, ebbene si!  Per raccontarti come costruire la tua raccolta fondi partendo dal territorio, dal tuo rapporto con il territorio, da chi sei tu. Ti racconterò come sviluppare e costruire un capitale sociale solido, come costruire nuovi rapporti e partnership, come conoscere e farsi conoscere; e poi come pianificare una campagna a km 0, come trovare e coinvolgere nuovi donatori, come realizzare eventi, fare rete ed entrare in contatto con i media e le istituzioni locali.  E impareremo insieme a capire quanto il nostro territorio ci offre per iniziare a raccogliere fondi.

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Ma non solo: insieme a me, troverai tanti esperti fundraiser, che ti parleranno di temi importanti come il database, la raccolta da fondazioni e imprese, un modo innovativo e molto efficace di fare progettazione, il digital fundraising ed il people fundraising, e molto altro.

Un percorso formativo molto pratico, un vero e proprio laboratorio per aiutarti a scegliere le strategie migliori e le giuste chiavi di lettura per il tuo modello di fundraising di oggi e domani, e ad un costo contenuto

Vieni scoprire qui il programma!

Ti aspetto!!

Anna

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Quando la raccolta fondi non funziona…

Ditemi se non è vero: quante volte vi siete svegliati, un giorno, sconfortati perché soldi non ne entrano mai abbastanza, e troppi progetti languono in quel cassetto. Eppure, diranno molti di voi, noi facciamo tanto per raccogliere fondi, ma non ci ascoltano, non ci guardano….e quanti di voi hanno pensato almeno una volta: la raccolta fondi non funziona per tutti, è inutile. Alzi la mano chi non ha mai vissuto questi momenti!

Niente paura: avete solo bisogno di un buon fundraiser!

 uomo che annaffia

Perché per raccogliere fondi, ormai dovreste averlo capito, non basta essere buoni, non basta volerlo fare. Bisogna saperlo fare. O meglio: bisogna sapere e volerlo fare davvero.

Bisogna voler raccogliere fondi perbene, con regolarità, crescere con regolarità, guardare al futuro della nostra organizzazione, imparando a raccogliere fondi quotidianamente, sistematicamente. E ognuno a modo suo. A modo suo.

 Sì, perché non esistono modelli di raccolta fondi. Tanto meno cure miracolose.

Esiste, se davvero volete veder crescere la vostra organizzazione, la possibilità di farlo perbene, di farlo per sempre e di farlo a modo vostro. Con i vostri mezzi, le vostre forze, i vostri strumenti, le vostre idee, il vostro territorio, i vostri obiettivi e i vostri sogni.  Però (c’è sempre un però): solo se siete pronti ad accettare di investire un bel  po’ del vostro tempo, prima di tutto, un po’ delle vostre risorse umane e ovviamente un po’ di soldi. Dovete accettare di mettervi in gioco.

Un buon fundraiser, infatti, non vi promette soldi a palate, non vi promette di far uscire conigli dal cappello. Promette di capire e farvi capire come crescere, come rendervi più solidi nel tempo. Promette di conoscervi a fondo, di entrare e scombussolare la vita della vostra organizzazione, rivoltarla da cima a fondo, trovare ogni opportunità, ogni minaccia, ogni occasione per cominciare. Promette di insegnarvi a raccogliere fondi da soli e bene, partendo da voi stessi.

E’ un lavoro di cesello: diffidate di chi vi promette miracoli, di chi vi propone soluzioni in mano.

So già quale sarà la vostra prima risposta: soldi? tempo? risorse umane!!!…ma chi ce l’ha?! Eppure no, non c’è altro modo, non è credibile nessun altro modo: per raccogliere fondi, perbene e per sempre, ci vogliono: tempo, persone e denaro. Non tanto, ma abbastanza per iniziare a costruire un proprio modello di raccolta fondi e iniziare a farlo. Come una vera start up.

Ecco, immaginiamo di dover lanciare una start up: cambiamo strategia, definiamo gli obiettivi e cerchiamo sostegno alla nostra necessità di raccogliere fondi. E poi cominciamo a mettere da parte quello che serve per partire, per avviare la nostra raccolta di fondi. E’ un investimento a buon rendere!

Insomma, quando vi trovate in uno di quei giorni NO, ma prima che le casse della vostra organizzazione suonino troppo vuote, prima di rischiare di non riuscire a realizzare quei progetti, pensateci.

E’ il momento di cercare un buon consulente di fundraising. E cominciare a credere nel futuro della vostra organizzazione.

Non credete?

Lasciami il tuo commento e la tua mail, se vuoi essere contattato

Torna il Festival del fundraising!

Che bello, che bello!!!

Ma insomma, direte voi, ti svegli dopo mesi di silenzio sul tuo blog e inizi così?

Si, perché torna il “nostro” Festival, l’unico, impareggiabile Festival del Fundraising, il più grande evento italiano tutto dedicato a noi e a questo unico, impareggiabile, mestiere che ci ha preso la testa, il cuore e l’anima.

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Un Festival fatto di idee messe in circolo, di confronti, scambi, storie vere, esperienze reali... fatto di incontri, applausi, emozioni, risate, silenzi, chiacchiere e amici ritrovati e da trovare. Un vero supermarket di idee ed emozioni, dove puoi scegliere cosa ascoltare, capire chi ti è utile sentire, prendere appunti, rubare idee, fare nuove amicizie. E ogni volta, anche dopo tanti anni, tanti Festival, ritrovarti più arricchito, pronto a nuove sfide! Che bello!!!

Fino al 28 febbraio c’è un super sconto speciale, un motivo in più per partecipare!

E, come tanti mi hanno già chiesto, si, anche quest’anno può darsi che darò il mio piccolo contributo, stiamo valutando come, ma ci sarò comunque, con tutto il mio carico di passione, la voglia di conoscere e trasmettere idee, il piacere di nuove e vecchie amicizie, ed il mio impegno per questo lavoro che amo come la mia vita.

Lo so, direte voi, tutto questo silenzio e poi eccola a parlare del Festival ! Ma si può? Si, perchè è un altro benefico “effetto Festival”, no? Mi ha fatto rompere il silenzio, mi ha fatto tornare la voglia di scrivere….non è fantastico? e chi vi molla più, adesso!

Non perdete tempo: se siete fundraiser o lo volete diventare, se fate parte di una organizzazione non profit, ma anche se siete dipendenti di università, Pubbliche Amministrazioni, cooperative, imprese…..se vi serve capire cosa vuol dire raccogliere fondi, se volete conoscere questo mondo di pazzi, innamorati, entusiasti, e super professionali fundraiser…questo è il Festival che fa per voi!

Ci vediamo li!!

vostra Anna

Nel fundraising, più che amore ci vuole rispetto — Nonprofit Blog di Elena Zanella

40507055 – funny and crazy man using a computer on gray backgroundUltimamente, vedo sempre più spesso l’uso di uno stile melense trattando il fundraising. Un po’ prendendo spunto da quanto si legge Oltreoceano, che sappiamo bene avere un linguaggio differente, così come differenti tessuti sociali e un’abitudine di lungo corso nel trattare e nell’affrontare la…

via Nel fundraising, più che amore ci vuole rispetto — Nonprofit Blog di Elena Zanella

L’altro Welfare siamo noi. Il nuovo laboratorio di fundraising per il territorio

Stanchi di non riuscire a raccogliere i fondi che vi servono?  Stufi di non ottenere risultati, malgrado il vostro impegno? Siete piccoli, ma fate cose grandi e avete progetti importanti da realizzare?

Ecco un laboratorio pensato proprio per voi, per chi ha bisogno di raccogliere tanti fondi con pochi, pochissimi investimenti e subito! Due intensi giorni di lavoro insieme per studiare come, dove e quando, e creare un vero e proprio piano, una strategia personalizzata;  e assistenza a distanza per iniziare a fare…insieme!

Si inizia a Bari! Il 16 e 17 giugno nell’Aula Magna dell’Università di Bari, il primo laboratorio sul fundraising per le piccole organizzazioni e gli enti locali. Ma affretatevi, i posti sono pochi! Per informazioni e costi, scrivitemi: annafbb.2@gmail.com

La scheda di iscrizione:Schedaiscrizione_Bari2016

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Fundraising al cubo onlus è una neonata organizzazione di promozione e sviluppo del fundraising e della comunicazione, rivolto  in particolare alle organizzazioni di volontariato del territorio e agli enti locali, per la crescita e la sostenbilità del welfare sociale, attraverso forma innovative di formazione e microconsulenze.

Nata da poco dall’idea di tre amiche, esperte di fundraising e comunicazione, docenti e da sempre impegnate nel terzo settore, l’associazione si avvale, per la realizzazione dei progetti di formazione, delle migliori collaborazioni con specialisti ed esperti delle diverse materie, e di Università ed enti locali. A breve presenteremo il nostro sito dove trovare ogni informazione e i nostri cv: nel frattempo, sarò felice di rispondere ad ogni vostra domanda e a darvi ogni informazione utile!

Iscrivetevi subito!!!  Scaricate la scheda e inviala via mail entro l’8 giugno: Schedaiscrizione_Bari2016

La forza dell’amicizia

Ci sono sogni che a volte si realizzano. Ci sono persone che con caparbietà, e grandi, a volte insospettabili, capacità, fanno di tutto per realizzarli. Ci sono amicizie che legano un uomo, o uan donna, ad una associazione, ad una causa sociale che diventa sua.

laquilone-di-claudio-E’ così che è nato un film bellissimo “L’Aquilone di Claudio”. Un film che racconta con dolcezza il dramma e la forza di un giovane e della sua famiglia colpita da una grave e rara malattia genetica, l’atassia di Friedreich, una delle forme più gravi tra le Sindromi Atassiche.

Un film voluto, sognato e ora, non senza fatica, realizzato da un bravissimo regista che da anni ha sposato la causa dell’AISA, l’associazione che combatte le sindromi atassiche, e che ha voluto al suo fianco nell’impresa: Antonio Centomani.

Il film è davvero bellissimo: prodotto da Rai Cinema, lo vedremo presto sulle reti Rai.

Guarda qui il trailer

Ve ne parlo  non solo perchè ne sono entusiasta, non solo perchè l’Aisa è parte della mia vita. Ma per riflettere su due cose:

la prima è che la scelta di raccontare cosi una malattia rara e quello che le succede intorno, è una scelta davvero felice per farla conoscere e per sensibilizzare l’opinione pubblica.

La seconda è che, la realizzazione di questo film racconta una storia di amicizia. Quella tra il regista e l’Aisa, quella delle tante persone che hanno creduto e sostenuto il progetto. La storia di una rete di solidarietà vera, concreta. Fatta di volontari, di sostenitori, di amici. Di quelli  di cui spesso ci dimentichiamo, che diamo per scontati.  Eppure sono i nostri donatori più fedeli. Non danno contributi, forse, anche se spesso pure quelli, ma soprattutto il loro tempo, la loro dedizione, il loro impegno. E tra loro si nascondono opportunità. Portano conoscenze, contatti, capacità. Può essere un regista capace di raccontare la tua causa in un film. O mille altre cose.

Lo so, molti diranno che è ovvio, ma non è così. Molti se ne dimenticano.  Molti non credono di dover partire da lì. Noi lo chiamiamo “capitale sociale”, un bene prezioso quanto il denaro. Partire da loro ci permette di raggiungere grandi risultati. Come ha fattol’Aisa. Dobbiamo conoscere  i nostri sostenitori, chi ci è vicino, ci segue: sapere chi sono, cosa fanno, coinvolgerli nelle nostre iniziative, accoglierli tra noi. Formare la ‘nostra’ rete di solidarietà, la nostra base, da cui partire, con cui disegnare il nostro percorso. Una rete da tenere viva, attiva, da ascoltare. Partire da loro per trovare le chiavi di accesso. Per realizzare insieme gli obiettivi, e a volte, anche un sogno.

E allora…non perdiamoci il film, quando sarà, e proviamo anche noi a riflettere sui nostri volontari e sui nostri sostenitori più fedeli, sulle opportunità che possono nascondersi dietro ognuno di loro! Che ne dite?

a presto!

Profit e non profit…un amore impossibile?

Molti risponderebbero di si. Troppi pregiudizi, da una cuore rottoparte e dall’altra, troppi obiettivi diversi, troppa distanza nel modo di vedere le cose, la vita. Due mondi che non si intersecano mai. Invece io dico no: sono convinta che non solo sia un amore possibile, ma anche imprescindibile, in questo momento storico. Impedito solo da una pessima comunicazione, da entrambi le parti.

Da una parte c’è il profit, con le sue regole di mercato, i suoi profitti, ma anche i suoi impegni, con i dipendenti, con il territorio, con il mondo e con i propri clienti. Una responsabilità che la crisi ha messo una volta per tutte a nudo, e che molti imprenditori lungimiranti e azionisti seri hanno fatto propria. Oggi non è più cosi raro vedere imprese piccole o grandi impegnate in azioni sociali importanti, con un fiorire di fondazioni d’impresa e iniziative aziendali di sostegno al territorio o a progetti umanitari. Ma, spesso, manca una buona cultura, una visione alta dell’agire sociale e del non profit, e soprattutto poca umiltà nel voler ascoltare.

Poi c’è il mondo del non profit, con il suo impegno sociale, le buone cause, i forti ideali, le azioni solidali, gli eventi di beneficenza, il suo fondamentale ruolo nel welfare e nella società, le attività di assistenza, cura, difesa del territorio e del mondo intero, ognuna fondamentale, tutte in eterna caccia di sostegno. Ma, spesso, con la pretesa d’essere unici e soli, poca umiltà nel voler condividere e ascoltare, e nel credere nella buona volontà altrui.

Poi, a rendere tutto più difficile, ci sono i pregiudizi, che spesso nascono da cattive esperienze passate, purtroppo: ma nel mondo variegato in cui viviamo, restano comunque dei pregbancomatiudizi.

Il profit accusa il non profit di chiedere, chiedere, chiedere e nient’altro che chiedere, come fossero bancomat, senza mai condividere, rendere partecipi, coinvolgere.

Il non profit accusa il profit di voler solo fare profitto, fare soldi, soldi e ancora soldi, senza interessarsi di quel che accade intorno a se, ne alle cause sociali.

Come uscirne? Con dei buoni consulenti matrimoniali… ops! Volevo dire con dei bravi consulenti di fundraising… che non hanno pregiudizi, ma conoscono pregi e virtù, del mondo del profit ; e condividono l’impegno e gli ideali, ma non i pregiudizi, del non profit!

Sono già tante le iniziative comuni, le partnership tra i due mondi, tante le belle esperienze di bravi fundraiser e ottime imprese, tante le soddisfazioni per entrambi. Gli argomenti non mancano!

Proprio pGT LAZIOochi giorni fa con il gruppo Lazio di Assif (l’associazione che riunisce i fundraiser d’Italia) abbiamo avuto un interessantissimo incontro con Luca Pereno, il manager della CSR di Leroy Merlin, una grande azienda, leader nel mercato del “fai da te”, che ci ha illustrato una serie di ottime iniziative sociali che l’azienda porta avanti con le associazioni di tutta Italia. Iniziative dove non passano soldi, ma tanto impegno, un forte sostegno economico in merci, e volontariato. Meglio di cosi!

Alla fine, però, il grosso lo possono e lo devono fare i due mondi: quello del profit, che deve smettere di vedere solo buonismi e richieste di carità e cominciare a guardare il non profit come un alleato per lo sviluppo del territorio, fidandosi della sua maggior capacità di “agire per il bene comune”.

Ed il mondo del non profit, che deve smettere di pensare il profit come una mucca da mungere senza criterio, e guardare alle imprese del profit come alleati importanti, con know- how spesso utilissimi per i propri progetti e forze inaspettate per realizzarli al meglio.

 Solo cosi questo amore diventerà reale. E a goderne i frutti sarà il territorio, il welfare sociale, le persone. Tutti noi, insomma!

E allora….CHE AMORE SIA!!free-elegant-wedding-clipart

 

Mio caro presidente…

Ciao! Riprendo i miei post, dopo lunga pausa, con un tema spinoso. Un tema su cui mi scontro spesso, nel mio lavoro. Alzi la mano chi non ha mai dovuto combattere con un consiglio direttivo o un presidente…è la lamentela più ricorrente tra chi vuole iniziare a fare raccolta fondi: “faccio corsi, ascolto, imparo, ma, capito cosa fare, per farlo devo convincere il CdA”!.Ci sono articoli, slides, corsi, e persino libri, su questo tema, scritti da tanti colleghi più che esperti, quindi non voglio ripetermi.

Mi rivolgo invece a loro: ai presidenti, ai consigli direttivi delle Onp.

Miei cari Presidenti,

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voi siete l’anima dell’associazione, i fondatori, i più coinvolti, i più esperti della causa sociale che perseguite. Voi, più di chiunque altro, avete il senso profondo di quello che fate. E certamente conoscete la storia, avete vissuto tutte le gioie, i dolori, le fatiche….e le delusioni di quando avete provato a raccogliere più sostegno, a sensibilizzare, senza riuscire ad ottenere quello che volevate. Oggi avete la certezza che non possa funzionare diversamente e, soprattutto, non vi fidate più. Spesso, è questo che mi viene detto. Eppure…..

Eppure la verità a che fare raccolta fondi non è e non può essere fatta a caso, non può essere un’azione di buona volontà. Non riesce, se è fatta senza una strategia, senza obiettivi chiari, solo quando serve.  Dare sostenibilità ad una causa sociale, trovare la propria strada per raccogliere i fondi necessari, è un mestiere.

E come ogni mestiere, ha bisogno di esperienza, conoscenza, passione e impegno.

Le prime due possono essere insegnate da un buon fundraiser, con un percorso che a volte è anche breve, quando le basi sono forti; le altre due devono essere il punto di partenza, perché tutto funzioni. E non possono essere importate da fuori.

Passione e impegno appartengono a chi vive l’organizzazione, a chi ha scelto di essere al vostro fianco: soci, volontari, collaboratori. Quelli che quando parlano dell’associazione dicono “la mia”.

I VOLONTARILa loro passione, il loro impegno è la prima  testimonianza  del valore della vostra organizzazione. E’ con loro che potrete fare raccolta fondi. A patto che qualcuno sappia cosa deve fare, come farlo. E qui entra in gioco il fundraiser. Ci sono molte scuole, è vero, ed eccellenti, che insegnano a fare raccolta fondi, ed è una buona strada per iniziare, o per approfondire temi.

Anni di esperienza e rapporti con tante organizzazioni, soprattutto medio- piccole, però,  suggeriscono che, a volte, è più efficace un percorso che in qualche modo coinvolga nello stesso momento tutta l’organizzazione: da voi, presidenti, fino ai volontari. Un percorso che insegni, ma soprattutto aiuti in modo pratico ad avviare la raccolta fondi. Che sappia passare dal sapere al saper fare.

E’ questo che deve fare, secondo me, un buon “consulente interno” (vedi il mio primo post): aiutare un’organizzazione a valorizzare i propri punti di forza, ad individuare la strada migliore per trovare il proprio modello di raccolta fondi, gli strumenti giusti per crescere. Restare “dentro” il tempo  necessario perché chi deve imparare sappia fare.

Vi ho convinto? Lo so, i dubbi sono ancora tanti, ma mi piacerebbe sentire vostri pareri! Se sei un presidente e vuoi approfondire, io sono disponibile per due chiacchere informali!

Scrivimi: annafbb.2@gmail.com  o su Skype: anna.fabbricotti1

 

A presto!

Passione che hai…festival che trovi

Ah….il Festival, che nostalgia!

No, tranquilli, non ho la sindrome da Sanremo!  Parlo del “nostro” festival…quello dedicato tutto a noi, a chi fa fundraising e a chi vorrebbe farlo, a chi lo fa con passione, a chi per amore e a chi per missione, a chi ha una organizzazione che deve iniziare a farlo e a quella che già lo fa, ma vuole migliorare, a chi si vuole aggiornare e a chi vuole imparare. Dedicato ai fundraiser che si vogliono incontrare e a quelli che li vogliono conoscere, ai fundraiser che si ritrovano e a quelli che si scoprono per la prima volta.

E’ il Festival del fLoghi_Orizzontali_FFR-sito-2undraising, il più grande evento italiano tutto dedicato alla nostra meravigliosa professione, giunto alla sua XIV edizione.

E’ un festival fatto di incontri, di sessioni informative e formative, di networking, cene, serate di gala e nottate con le amiche, di dibattitti, plenarie con grandi personaggi e workshop con addetti ai lavori.
No, non sto facendo uno spot pubblicitario…è che a me il Festival piace! Mi piace poter scambiare idee, incontrare vecchie e nuove amicizie, approfondire degli aspetti che mi interessano, aggiornarmi su quello che so, potermi confrontare con colleghi ed esperti e scoprire cose nuove. E sono felice di poter dare il mio piccolo contributo.

Anche quest’anno, infatti, con i miei amici, e colleghi, Riccaio con Danielardo (Friede), Francesca (Bellini) e Michele (Messina), riproporremo il nostro Forum delle Piccole Organizzazioni:un “evento nell’evento” rivolto alle piccole e medie non profit (che poi sono la maggioranza delle nonprofit italiane), durante il quale ognuno di noi offrirà tutta la sua esperienza per rispondere ai problemi e ai dubbi che più spesso si incontrano per impostare una strategia o realizzare una campagna di raccolta fondi di successo. Un motivo in più per partecipare, senza dubbio, se sei di, o una piccola o media organizzazione.

Ma di motivi, per tutti ce ne sono tanti, secondo me. Su tutti, un’occasione per scoprire e imparare cose nuove, trovare nuovi spunti e idee per fare e migliorare, e un’opportunità per conoscere…e magari, perché no, conoscerci! …E’ un invito, lo hai capito?  Se sei un fundraiser, un’organizzazione, o solo curioso o interessato, vai subito ad iscriverti… e ricordati che fino al 29 febbraio puoi avere un ottimo e sempre apprezzato sconto!
….ci vediamo al Festival!

La solidarietà che fa paura

C’è un posto, in Calabria, dove esami e le migliori visite specialistiche si fanno senza ticket ne tempi d’attesa. C’è un’associazione, a Reggio il centroCalabria, fatta di medici “animati da una passione incrollabile” che con l’aiuto di volontari ed il sostegno di una intera comunità, porta avanti da 5 anni un Centro medico polispecialistico solidale, totalmente gratuito. Qui non ci sono parcelle, lo specialista visita, esegue esami, fa diagnosi, indica terapie ed altri esami, quando e se necessari, da fare al Centro, e poi ognuno lascia una donazione, quello che può, se può (la media è di 5€). Accade a Pellaro, un quartiere nella periferia della città. In 5 anni, ha raggiunto 30.000 persone l’anno con migliaia di prestazioni erogate. Numeri che hanno fatto definire un “miracolo” il Centro, in una delle regioni dove la sanità è più al collasso. Numeri che fanno paura a quel sistema sanitario privato che sulle lacune del pubblico ha fatto la sua fortuna.E allora ecco le denunce,  ecco il fango “non hanno le autorizzazioni” (ma il centro è all’interno di una struttura della Asl data in comodato per il progetto). Ecco la politica che si schiera, le lobbies che premono, un burocrate che esegue senza controllare, ed il Centro chiude. E’ la rivolta, centinaia di cittadini in piazza, i media locali gridano allo scandalo, comincia un braccio di ferro, tra regole, burocrazie  e tanto buon senso. Alla fine, non c’è nessun vizio, il Centro può e finalmente riapre. Ma la scure della paura si riabbatte poco dopo: orLA GAZZETTA DI REGGIO CALABRIA_11FEBBRAIO16a la denuncia è verso quei medici diffidati all’usare, al Centro, strumenti “complessi” e potenzialmente pericolosi, come l”ecografo” (ebben si, pare sia pericoloso fare un’ecografia, quella che in gravidanza fai almeno una volta al mese. Quell’esame che costa tra le 50 e i 70€ nello studio di un privato). E il Centro polispecialistico solidale rimane senza strumenti.Ecco l’articolo de La gazzetta del Sud che ne parla

Il braccio di ferro continua, alla fine il buon senso vincerà, ma la sensazione è che questa splendida iniziativa solidale, questo “miracolo” calabrese faccia davvero paura: ai privati, cui toglie clienti e profitti, e al pubblico, cui  mostra, e dimostra, come professionalità, efficacia ed efficienza possano fare rima con bassi costi e solidarietà. Mentre a noi fa paura che gesti di solidarietà come quello dell’Ace Onlus possano trovare tanto astio e disprezzo dalle Istituzioni che dovrebbero invece tutelarle.